Il Cane da Pastore Maremmano Abruzzese

Un tenero orsacchiotto bianco o un antico guardiano?

Nell’ultimo articolo della nostra rubrica “Razze, sfatiamo qualche mito”, ci siamo lasciati mettendo a confronto Cani da Pastore Guardiani e Conduttori. 

Entriamo ora più nello specifico e iniziamo a parlare di uno dei Guardiani per eccellenza, il più conosciuto e diffuso nelle nostre case: il Cane da Pastore Maremmano Abruzzese.

Un cane grande, bianco, morbido, con un muso dolce da orsacchiotto, che si muove lentamente e sembra così pacifico.

Attenzione però, perché il suo aspetto può ingannare: ricordiamoci di non fermarci alle apparenze e di non farci ammaliare solamente dalle sue sembianze, ma di chiederci sempre:  perchè ha questo aspetto?

Il Cane da Pastore Maremmano Abruzzese:

il suo aspetto e la sua storia 

La bellezza del Maremmano è una bellezza “funzionale” (come in molti altri casi) che va ricercata nella sua antica selezione di cane “da guardiania”. 

Appartenente a una delle 16 razze canine italiane, per Il Cane da Pastore Maremmano Abruzzese il tempo non si è fermato. È ancora l’”antico grande cane bianco da pastore” descritto dagli autori latini Varrone e Columella: già in epoca romana infatti, proteggeva le greggi da lupi, orsi e briganti. 

Ha un’origine antichissima derivante dai cani da Pastore dell’Asia Centrale, ma in Italia si diffonde inizialmente nell’Appennino Centrale e nelle terre degli Abruzzi. Dato il suo ruolo di protezione delle greggi nelle grandi transumanze, però, arriva a diffondersi anche nella Maremma toscana, nel Lazio e persino nei territori pugliesi. 

Per secoli ha percorso moltissimi chilometri per scortare e proteggere le greggi da un pascolo ad un altro e permettere loro di avere cibo e condizioni climatiche favorevoli. 

Pensate alla sua resistenza fisica che gli permette di spostarsi in territori diversi, con climi, terreni e condizioni atmosferiche estreme, mangiando quel che trovava (animali morti, placente degli agnelli appena nati, quel poco che ogni tanto gli dava il pastore) e bevendo quando possibile. Una selezione dura, ma che gli ha permesso di svolgere perfettamente il suo lavoro di guardiano. 

Il suo mantello vaporoso e morbido come lo vediamo noi, ha, un fitto sottopelo che lo protegge dal freddo e lo isola dall’acqua. È di colore bianco così che il pastore lo possa ben distinguere dai predatori anche a distanza, ma non solo: le pecore non lo percepiscono come minaccioso e lo accettano come parte del loro gruppo sociale.

Come molti pastori guardiani, infatti, i cuccioli di Maremmano vengono, tuttora, inseriti da subito nel gregge di pecore e crescono con loro, sentendosi parte di questo. 

Anche il suo muso e le sue orecchie arrotondate hanno lo scopo di farlo sembrare il meno possibile un predatore, agli occhi delle pecore.

È un cane molto rustico, con una struttura ossea molto forte e resistente, nonostante la mole.

Quando, poi, finalmente raggiunge il pascolo in cui deve sostare per un’intera stagione in totale solitudine insieme alle sue pecore, è qui che dà il meglio di sé.

Alternerà la totale immobilità sdraiato tra le pecore, a piccoli momenti di lenta perlustrazione della zona, per poi scattare in difesa nel caso si avvicinino intrusi o, nel peggiore dei casi, predatori come lupi ed orsi. In questo caso non esiterà nell’usare la bocca, vera e propria arma (è in grado di spezzare le ossa).

Svolge il suo ruolo totalmente in autonomia e non ha bisogno di alcun addestramento, ma se altri Maremmani o guardiani come lui fanno parte del suo gruppo sociale e familiare, collabora con loro.

Ha, infatti, una socialità molto bassa con l’uomo, perfino con il pastore che vede molto raramente e con cui non è abituato a interagire.

Fermo al pascolo, non lo vedrete mai rincorrere una pecora perché non possiede per nulla la motivazione predatoria dato che non deve mai considerare le pecore con cui vive, delle prede, ma ha con loro un legame profondo e un grande senso di protezione familiare.

Tutt’oggi, dopo un periodo di tempo in cui non lo si vedeva più così spesso nei pascoli, il suo ruolo è ancora quello di un tempo e, negli ultimi anni, è stato reinserito in quelle zone in cui si è incrementata nuovamente la presenza del lupo. 

Il Cane da Pastore Maremmano Abruzzese

in città e in famiglia

Dopo averlo conosciuto meglio attraverso le sue origini, possiamo facilmente intuire quanto sia difficile adattarsi ad una vita cittadina e domestica.

Se ci troviamo a convivere con un Maremmano o un suo mix, dobbiamo sapere che dovremo rispettare la sua antica natura e tener presente qual è il suo modo di pensare, di vedere le cose e di muoversi nel mondo: è molto importante, per evitare fraintendimenti che possano mettere in serio pericolo la nostra relazione e convivenza con lui.

Innanzitutto dobbiamo sapere che per lui la città rappresenta un ambiente troppo ricco di stimoli: i rumori, le distanze non rispettate, gli spazi ristretti lo innervosiscono. Non è il classico cane a cui piace essere toccato e approcciato da degli estranei, dovremmo quindi evitare di portarlo con noi in centro a fare shopping, anche perché la sua bellezza e il suo aspetto maestoso giocano a suo sfavore: tutti vorranno accarezzarlo!

Non è un cane che può diventare il compagno di giochi dei nostri figli: non ama collaborare, giocare a rincorrere oggetti o persone, né fare attività dinamiche. Non dimentichiamoci che è un cane molto autonomo, che non ha interesse per le cose che si muovono perché non possiede la motivazione predatoria ed è molto statico e flemmatico. 

Essendo molto resistente alla fame e alla sete, non è particolarmente interessato al cibo e non si farà facilmente comprare con un premietto!

Non ama le relazioni sociali, ma quando si sente parte di un gruppo lo difende strenuamente da chiunque ritenga possa costituire un pericolo: persino il vicino che conosciamo da anni o la zia che è venuta a trovarci la domenica, può essere che li faccia entrare senza battere ciglio, ma che decida che non possono spostarsi liberamente per casa o uscire dalla porta.

Ama la solitudine, ma questo non significa che possiamo relegarlo in giardino o su un terrazzo: è un cane molto affiliativo, che ha bisogno di sentirsi parte della famiglia. Isolarlo, significa condannarlo all’ansia e alla depressione e può anche essere pericoloso: se non conosce bene i membri della famiglia perché li vede raramente, potrebbe decidere di instaurare una competizione con loro utilizzando qualsiasi oggetto a sua disposizione, anche la ciotola con cui gli viene dato da mangiare, arrivando a difenderla con possessività.

Il Cane da Pastore Maremmano Abruzzese:

cosa ricordarci se vogliamo adottarne uno

Se abbiamo, quindi, deciso di adottare un Maremmano perché faccia la guardia alla nostra proprietà, da solo, notte e giorno, abbiamo sbagliato cane. Lui ha bisogno di un gruppo sociale numeroso da difendere: pecore, persone, animali, bambini… e magari un altro guardiano come lui che gli dia una mano.

Bisogna, inoltre, conoscere molto bene il suo modo di comunicare perché è molto intransigente e non ammette errori: sia con le persone che con gli altri cani, usa posture molto rigide, sguardi veloci e piccoli movimenti del corpo per dire come la pensa, soprattutto sulle distanze.

Il Pastore Maremmano Abruzzese non è il cane bianco, grande e pacioccone che pensavamo che fosse: è un cane antico, serio, ancestrale e importante che è consapevolmente fiero del suo ruolo. Rispettiamolo prima di sceglierlo come compagno delle nostre vite e, se decidiamo di farlo, ricordiamoci di donargli una vita degna delle sue antiche origini.

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